Denunciato per malpractice, esautorato dal decreto appropriatezza, con il contratto bloccato da sette anni: eppure il medico è la professione di maggior prestigio in Italia. Questo, in sintesi, l’articolo di Mauro Miserendino apparso su Doctor 33.
Le risposte di un campione rappresentativo di italiani a Censis riportate nel Rapporto annuale sull’avvocatura, realizzato per la Cassa forense alle tabelle 38 e 39 danno uno spaccato che 20 anni fa sarebbe stato ovvio, ma dopo che l’Italia non è più la “seconda potenza sanitaria al mondo” appare sorprendente.
Da uno a dieci tra le professioni prestigiose il 58,8% degli italiani indica con i più alti livelli di punteggio (9-10) quella del medico, e per contro le attribuisce solo un 3% di giudizi scadenti tra 1 e 5.
Segue il magistrato indicato con i massimi punteggi dal 50,9% (ma 13% di giudizi negativi); quindi, il professore universitario indicato dal 39,7% con un 9% di giudizi negativi; a distanza, segue il notaio indicato dal 33,3%; poi l’ingegnere, 31,6% e il dirigente industriale, 30,3%. Seguono l’imprenditore, indicato dal 27%, e l’avvocato, indicato dal 20,1%.
In “penultima fascia” si collocano il dirigente di banca (19,8%), l’architetto (17,9%), e il politico (16,5%) che però ha il più alto picco di giudizi scadenti (50% di giudizi contro un 30% del dirigente pubblico secondo classificato nella lista dei lavori di scarso prestigio). Chiudono il commercialista indicato come eccellente dall’11,3% e il geometra indicato dal 7,3%.
Crollano le professioni più in crisi dal punto di vista del reddito, ma questo dato recente non spiega un giudizio così positivo per i medici. «Mi sorprende ma non più di tanto», spiega Pier Mannuccio Mannucci Direttore scientifico del Policlinico di Milano e docente all’Università Statale di Milano.
«Medicina è una facoltà ad accesso chiuso, e la selezione lascia presagire che è un lavoro difficile: molti cercano di fare il medico ma non tutti riescono. Inoltre, i medici pur non essendo mediamente ricchi fanno una professione che garantisce un reddito più che buono».
L’italiano in chi vorrebbe essere vede il suo medico curante o un “barone”? «La gente pensa che può avere sempre bisogno del medico, ha paura delle malattie. E da questo punto di vista la considerazione per il luminare, per quanto ho visto, non differisce da quella per il giovane alle prime armi: la luce si accende nello sguardo dell’interlocutore quando dico di essere medico non quando aggiungo, per dire, che sono docente universitario.
Un piccolo ruolo forse lo gioca l’età. Di certo questa del sondaggio sarebbe stata una risposta scontata 50 anni fa, oggi lo è meno». «Il medico si piazza primo davanti a magistrato e professore.
Gli italiani sembrano considerare prestigiose le professioni collegate a missioni: tutela del diritto alla salute, della giustizia, dell’educazione e istruzione. Questo, in un paese normale, sarebbe scontato», sottolinea Mario Falconi, presidente del Tribunale dei Diritti e Doveri del Medico, in passato medico ospedaliero, di famiglia e segretario del sindacato Fimmg, «Oggi invece l’Italia assiste al declino della sanità della scuola e della giustizia, tre grandi opere pubbliche, ed indica altre professioni e altri comportamenti di successo, quindi il sondaggio risulta molto sorprendente.
Sembrano risposte da libro dei sogni, quelle che davamo, bambini, alla maestra quando dicevamo che da grandi avremmo voluto salvare le persone, proteggere i più deboli, essere persone educate.
L’italiano continua a premiare professioni che gli danno sicurezza, che costruiscono un paese, e non ama – al punto da astrarsene e da averne un pessimo giudizio – una politica e un paese che decidessero arretramenti nelle tutele dei diritti fondamentali».