In occasione dell’apertura della sessione primaverile del Consiglio dei diritti umani dell’ONU – che quest’anno festeggia il suo 75° anniversario – a Ginevra, il 24 febbraio 2020 il consigliere federale Ignazio Cassis ha affermato che dichiarare, promuovere e difendere questi valori è compito di tutti.
Se, dopo la Grande Guerra, i diritti fondamentali erano il mezzo per prevenire ulteriori conflitti, essi sono diventati ancora più importanti dopo la Seconda guerra mondiale. Sono infatti stati confermati quali strumenti di pace dalla comunità internazionale – ovvero dall’ONU, fondata nel 1945 – e, insieme alla sicurezza e alla sostenibilità, costituiscono ancora oggi le basi dello Stato di diritto.
«Siamo tutti chiamati a dichiarare, tutelare e difendere questi diritti fondamentali», ha affermato il consigliere federale Ignazio Cassis all’apertura della 43a sessione del Consiglio dei diritti umani (CDU) a Ginevra, riferendosi allo Statuto delle Nazioni Unite, in cui la tutela dei diritti umani svolge un ruolo centrale. Il CDU è la più importante istituzione internazionale in questo ambito e ha il compito di affrontare le violazioni dei diritti umani e di formulare raccomandazioni. La Svizzera sostiene questo organo fin dalla sua fondazione nel 2006.
Nel suo discorso di apertura, il consigliere federale Ignazio Cassis ha ribadito l’impegno della Svizzera. In qualità di rappresentante dello Stato ospite, il capo del DFAE ha ricordato il ruolo centrale dell’ONU come quadro di cooperazione internazionale per garantire la tutela e il benessere di tutte le persone. Tuttavia, i tre pilastri su cui si basa l’ONU – sicurezza e pace, sviluppo e diritti umani – non devono essere dati per acquisiti. I diritti umani, infatti, non sono principi scontati. È necessaria la partecipazione attiva di tutti gli Stati affinché anche le generazioni più giovani comprendano la loro importanza. Per sottolinearlo, il consigliere federale Cassis ha scelto una citazione del premio Nobel Elias Canetti: «La cosa più dura: tornar sempre a scoprire ciò che già si sa».