La Società di Beneficienza Svizzera di Trieste ha ripristinato la targa monumentale del mecenate svizzero Antonio Caccia a Punta Salvore, oggi Croazia, commemorandola con una breve cerimonia il 18 novembre 2023.
Antonio Caccia, mecenate svizzero, nato a Trieste, l’11 novembre 1829 e deceduto a Lugano, il 18 febbraio 1893, letterato e musicista, figlio di Luigi, architetto e uomo d’affari originario di Morcote, trasferitosi a Trieste e divenuto cittadino austriaco e di Anna Maria Battistella, di origine dalmata, dal 1836 al 1846 ha frequentato il Collegio-Convitto di Udine. Successivamente tornato a Trieste dedito alle sue occupazioni artistico-letterarie, a cui si consacrava nel tempo che gli era lasciato dal commercio dei cavalli del suo allevamento di Latisana, divideva i suoi soggiorni fra Trieste e Lugano, alla Malpensata, villa ove in estate dimorava lungamente e che in seguito donò, insieme con la sua collezione d’arte, alla città di Lugano, dove, da liberale convinto giuntovi nel febbraio del 1893 per partecipare alle elezioni, fu colto da morte improvvisa.
Lasciò a Trieste la sua villa sul colle Farneto, dove riuscì ad adunare una ricca serie di quadri, di statue e di oggetti d’arte ora raccolti nel Museo di Belle Arti, Antonio Caccia in villa Ciani. Pubblicò numerosi lavori a Trieste. Nel 1886 come musicista fece mettere in scena nel Politeama Rossetti di quella città l’opera Gli Elvezi, che secondo le cronache locali non ebbe i favori del pubblico. Il manoscritto di quest’opera (incompleto) si trova oggi nell’ Archivio Comunale di Lugano.
A Trieste ed in Istria, divenne triestino d’elezione.
Creò una ricca e importante collezione di opere d’arte, di quadri, strumenti musicali, volumi antichi ed altri oggetti. Fu componente del primo Consiglio Direttivo del Circolo Artistico Triestino e tra i fondatori del Club Canottieri Piranesi «Salvore». Liberale convinto. Il Comune di quella città gli tributò solenni onoranze funebri e la Delegazione Municipale lo volle ricordare intitolandogli una strada cittadina (13.6.1905 – delibera n. 84310/04), nella nuova intitolazione della già via del Moro, il benefattore e collezionista Antonio Caccia.
Nel proprio testamento dispose che alla città di Trieste andassero, a titolo di legato, gli immobili n. tav. 744 di Chiadino (villa Caccia) e n. tav. 1215 – 1216 (oggi in largo della Barriera Vecchia) e parte della sua collezione di quadri moderni, soprattutto di autori locali o di scuola veneta (oggi al Museo Revoltella) e di vasi e bronzi (oggi presso i Civici Musei di Storia ed Arte). Legò inoltre le ville «Pineta» e «Caccia» in San Vito al Tagliamento alla città di Udine, il bosco di Melide all’asilo infantile di Morcote (Svizzera), un’ampia proprietà (il «tondo» di Salvore) alla città di Pirano e destinò la sua residenza svizzera di Malpensata e le raccolte d’arte a un costituendo Museo Artistico della città di Lugano.
Nel trigesimo della sua morte il Comune di Salvore appose all’esterno della parrocchiale la lapide:
A RICORDO DI GRATITUDINE
QUI STA SCULTO
IL NOME VENERATO
DI
ANTONIO CACCIA
CITTADINO DELLA LIBERA ELVEZIA
CHE A QUESTE TERRE DI SALVORE
NELLA STORIA FAMOSE
A LUI
PER DELIZIE DI SOGGIORNO
DILETTISSIME
LEGAVA
LASCITO GENEROSO
CON INTENDIMENTO
DI PUBBLICO BENE
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IL COMUNE
ADDI XVIII MARZO MDCCCXCIII
TRIGESIMO DELLA SUA MORTE
P
ora restaurata dalla Società di beneficienza Svizzera di Trieste.