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Costumi e carattere degli italiani – seconda parte

L’abito che aveva indossato per il ballo era elegante e leggero; i suoi capelli erano raccolti in una rete di seta italiana, e i suoi occhi esprimevano un vivo piacere che la rendeva più attraente che mai. Oswald era turbato, lottava contro sé stesso era indignato di lasciarsi affascinare da attrattive di cui doveva lamentarsi, poiché, lungi dal pensare di compiacerlo, era quasi per sfuggire al suo impero che Corinna si mostrava così affascinante. Ma chi può resistere alle seduzioni della grazia, che se anche fosse sdegnosa, sarebbe pur sempre onnipresente, e questa non era certamente l’indole di Corinna. Vide Lord Nelvil arrossire e i suoi occhi mentre lo guardava, avevano una dolcezza incantevole.

Il Principe di Amalfi si accompagnava, mentre ballava, con le nacchere, Corinna prima di cominciare. Salutò con grazia l’assemblea con entrambe le mani; e voltandosi leggermente, prese il tamburello che le aveva offerto il Principe di Amalfi. Cominciò a ballare, colpendo l’aria con questo tamburello, e tutti i suoi movimenti avevano una flessibilità e una grazia, un misto di modestia e di voluttà, che poteva dare l’idea del potere delle baiadere esercitano sulla fantasia degli indiani,(…).

(…) Non era una danza francese, così notevole per l’eleganza e la difficoltà dei passi, era un movimento che aveva molto più a che fare con l’immaginazione e il sentimento. Il carattere della musica era espresso alternativamente dalla precisione e dalla morbidezza dei movimenti. Corinna, mentre ballava, trasmetteva nell’animo degli spettatori ciò che ella stava vivendo, come se avesse improvvisato, come se avesse suonato la lira, o disegnato alcune figure (…).

C’è un momento in questa danza napoletana in cui la donna si inginocchia, mentre l’uomo le gira intorno, non come un maestro ma come in vincitore. Che fascino aveva la dignità di Corinna in quel momento! Com’era sovrana così in ginocchio! E quando si alzò, facendo risuonare il suono del suo strumento, del suo tamburello, sembrò sopraffatta da un entusiasmo per la vita, per la giovinezza e per la bellezza, che doveva averla convinta che non aveva bisogno di nessuno per essere felice. Ahimè! Non era così, ma Oswald lo temeva e sospirava, ammirando Corinna come se ciascuno dei suoi successi l’avesse separata da lui. Alla fine della danza, l’uomo si getta in ginocchio, ed è la donna che gli balla attorno. Corinna in quel momento superò sé stessa; la sua corsa era così leggera mentre percorreva lo stesso cerchio due o tre volte, che i suoi piedi, calzati negli stivaletti, volavano sul pavimento con la velocità del fulmine;  quando alzò una mano, agitandola come un tamburo basco, e con l’altra fece segno al Principe di Amalfi di alzarsi, tutti gli uomini furono tentati di cadere in ginocchio come lui. Tutti tranne Lord Nelvil, che si ritirò qualche passo indietro e il conte d’Erfeuil, che fece qualche passo avanti per complimentarsi con Corinna. Quanto agli italiani presenti, non desideravano di farsi notare per il loro entusiasmo, vi si abbandonavano perché lo sentivano sinceramente. Questi non sono uomini sufficientemente abituati alla vita in società e all’amor proprio che questa suscita, per preoccuparsi dell’effetto che producevano; non si lasciano mai distrarre dal loro piacere dalla vanità, né dal loro scopo per degli applausi.

Corinna era felicissima del suo successo e aveva ringraziato con una grazia piena di semplicità. Era felice di essere riuscita nella danza e lo dimostrava come una brava bambina, se così si può dire; ma ciò che in quel momento la spingeva era il desiderio di fendere la folla per raggiungere la porta cui era appoggiato Oswald. Alla fine lo raggiunse e si fermò un attimo in attesa di una sua parola. “Corinna”, le disse cercando di nascondere la sua confusione, la sua gioia e il suo dolore; “Corinna, ecco dei tributi, ecco dei successi! Ma in mezzo a questi adoratori entusiasti, c’è un amico coraggioso e affidabile? C’è un protettore per la vita? E il vano tumulto degli applausi dovrebbe bastare ad un’anima come la vostra?”

Fine seconda parte

liberamente tradotto da Michela di Pillo