Costumi e carattere degli italiani- quarta parte
Lettera di Oswald a Corinne
24 gennaio 1795
Vi rifiutate di vedermi; vi siete offesa per la nostra conversazione dell’altro ieri, senza dubbio vi riproporrete di accogliere in futuro, nella vostra casa, solo i vostri compatrioti: apparentemente volete espiare il torto di aver ricevuto un uomo di un’altra nazione.
Tuttavia, lungi dal pentirmi di aver parlato con sincerità degli italiani a voi, che nei miei sogni, volevo considerare come un’inglese, oserei dire con forza, che non troverete né felicità né dignità se sceglierete un marito in questa società che vi circonda. (…) Gli uomini in Italia valgono meno delle donne perché hanno i difetti delle donne ed i loro propri in aggiunta. Mi convincerete che sono capaci di amare, questi abitanti del Sud che sfuggono con tanta cura la pena e sono tanto dediti alla gioia? (…) Infine, ed è soprattutto questo che distrugge l’amore, gli uomini non ispirano alcun tipo di rispetto alle donne, e loro non gli riconoscono nessun grado di sottomissione, perché non hanno fermezza di carattere, nessuna occupazione seria nella vita. E’ necessario affinché la natura e l’ordine sociale si mostrino in tutta la loro bellezza, che l’uomo sia protettore e la donna protetta; ma è necessario che questo protettore adori la debolezza che difende e rispetti la divinità imponente che, come i suoi déi penati, porta fortuna alla sua casa. Qui sembra quasi che le donne siano il sultano e gli uomini il serraglio.
Gli uomini hanno la dolcezza e la duttilità di carattere delle donne. Un proverbio italiano dice: chi non sa fingere non sa vivere. Non è un proverbio da donne? E infatti in un Paese dove non esiste né la carriera militare né istituzione libera come può un uomo formarsi alla dignità e alla forza? Così rivolgono la loro attenzione all’abilità, vivono la vita come una partita a scacchi dove il successo è tutto.
(…) Siete una persona incredibile: profonda nei sentimenti e leggera nei gusti. Indipendente per la fierezza della vostra anima eppure schiava del bisogno di distrazioni, capace di amare uno solo ma avendo bisogno di tutti. Voi siete una maga che alternativamente preoccupa e rassicura (…). Corinna, Corinna non ci si può impedire di temervi amandovi!
Oswald
Lettera di Corinne a Lord Nelvil
25 gennaio 1795
Se la vostra lettera avesse riguardato solo me, mio signore, non avrei avuto motivo di giustificarmi: il mio carattere è così facile da conoscere che chi non mi capisce non mi capirebbe meglio con la spiegazione che gli darei. Il riserbo pieno di grazia delle donne inglesi e l’arte piena di grazia delle francesi servono spesso a nascondere, credetemi, la metà di quello che accade nell’animo delle une e delle altre: quello che vi piace definire in me della magia, è una natura senza costrizioni che, a volte, lascia trasparire sentimenti diversi e pensieri opposti tra loro senza che vi sia il tentativo di metterli d’accordo; perché questo accordo, quando esiste, è quasi sempre artificioso e la maggior parte dei caratteri sono incoerenti. (…) Dite degli italiani quello che dicono tutti gli stranieri (…). Da dove proviene questa nazione che fu, sotto i Romani, la più militarmente forte di tutte, così gelosa della sua libertà durante le Repubbliche del Medioevo e, nel XVI secolo, la più illustre nelle lettere, nelle scienze, nelle arti? Non perseguiva la gloria in tutte le sue forme? E se ora essa non ne ha più perché non accusate la sua situazione politica visto che in altre circostanze si è dimostrata così diversa da quello che è ora?
Non so se mi sbaglio, ma i torti degli italiani mi ispirano solo un sentimento di pietà per la loro sorte. Gli stranieri in ogni tempo, hanno conquistato e fatto a pezzi questo bellissimo Paese, oggetto della loro perpetua ambizione, e gli stranieri rimproverano con amarezza a questa nazione i torti delle nazioni vinte e dilaniate! (…)
E’ così vero che i governi modellano i caratteri delle nazioni che, in questa stessa Italia, si vedono notevoli differenze nella morale tra i vari Stati che la compongono. I Piemontesi che formavano una piccola nazione, hanno uno spirito più militare del resto d’Italia; i Fiorentini, che hanno avuto libertà o prìncipi di carattere liberale, sono illuminati e gentili; i Veneziani ed i Genovesi si mostrano capaci di idee politiche perché tra loro c’è un’aristocrazia repubblicana; i Milanesi sono più sinceri, perché le nazioni del nord vi hanno portato da tempo questo carattere; i Napoletani potrebbero facilmente diventare bellicosi perché sono stati uniti per parecchi secoli sotto un governo molto imperfetto ma, comunque, sotto un proprio governo. La nobiltà romana, non avendo nulla da fare, né militarmente né politicamente, deve essere ignorante e pigra, ma lo spirito degli ecclesiastici, che hanno carriera e occupazione, è molto più sviluppato di quello dei nobili, siccome il governo pontificio non ammette nessuna distinzione di nascita ed è, al contrario, puramente elettivo rispetto all’ordine del clero, ne risulta una sorta di liberalità non tanto nelle idee ma nei costumi che fa di Roma il soggiorno più piacevole per tutti coloro che non hanno più l’ambizione o la possibilità di svolgere un ruolo nel mondo. I popoli del Mezzogiorno sono più facilmente influenzabili dalle istituzioni rispetto a quelli del Nord; hanno un’indolenza che diventa rassegnazione e la natura offre loro tali piaceri che facilmente si consolano dei benefici che la società gli nega.
Fine quarta parte